Piergiorgio Bortolotti
Scrivo per passione, con la segreta speranza di donare qualche momento piacevole o interessante a chi mi legge.
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Sono forse io il custode di mio fratello?

La risposta di Caino a Dio, che in Genesi risuona come rifiuto all’impegno di responsabilità che l’essere parte della stessa umanità, comporta, è la medesima che è risuonata ininterrottamente nel corso della storia e che tutt’ora risuona, talvolta sinistramente, magari ammantata persino da giustificazioni di carattere religioso. Eppure, a ben guardare, siamo geneticamente fatti per l’empatia: quindi costituiti, predisposti per la compassione; per la comprensione e la solidarietà verso i nostri simili. Segno che l’occuparsi della felicità degli altri, è parte integrante del nostro essere uomini e viene prima ancora di ogni teorizzazione etica o morale.

Relizane (Algeria 3 gennaio 1998)

“Mi hanno calpestata,

dappertutto;

erano in tanti a farlo.

Poi mi hanno

colpita

al ventre

con ascia.

Non so come,

sono viva.”

Povera

inerme

sorella

Taos.

Sedici anni

son pochi,

per vivere tanta

tragedia.

Chi muove le menti

le mani,

chi il cuore

di tanto assassini?

E perché?

A chi giova

tanto sangue

versato

sull’altare del nulla

più assurdo;

corpi squarciati,

violati,

quasi fossero

bestie  al macello?

Algeria mattatoio

infinito!

Grido soffocato

due volte:

nel buio dagli assassini,

a occidente

dal silenzio interrotto

solo a tratti,

quando anche

il deserto più spoglio,

si fa grido

domanda

perché.

Poi,

cade ancora il silenzio,

come manto che copra

ogni cosa.

Fino al prossimo

Grido...

A Lisa

Morire a vent’anni,

si può?

E poi ancora:

a quel modo,

e perché?

Un sorriso

da bimba

trasognata,

in un corpo

più vecchio

di te.

Eri questo,

ai miei occhi.

Non capivo,

e con rabbia impotente,

guardavo ai tuoi giorni.

Avrei opposto

il mio corpo

alla morte,

con duello sincero,

se soltanto avessi

potuto...

Ma il sentiero su cui

camminavi

è sentiero assai arduo

per tutti

E’ il sentiero della vita;

sentiero di

libertà.

Capodanno di sangue ad Alessandria d’Egitto

Ancora grondano

sangue

i giorni dell’uomo.

Ancora è il fiele dell’astio,

il livore omicida,

ad aprire le danze,

in questo inizio d’ anno.

Mi sono tutti  Fratelli:

i morti,

i feriti,

gli straziati nel cuore.

E non solo, perché anch’essi cristiani.

Lo sono perché inermi persone.

… Come tutte le vittime,

in ogni parte del globo.

Perché avevano in comune,

con me,

l’ amore alla Vita:

un sogno ancora da sognare.

Un desiderio soltanto abbozzato,

di essere dono

per gli altri…

E il loro canto si faceva preghiera;

la loro fede,

speranza di giorni migliori…;

per ciascuno.

… E anche perdono.

Anche per quanti

hanno il vuoto,

che dentro li avvolge

nel buio,

e che chiamano,

bestemmiando,

col nome di dio.

Un sogno di libertà

Mi sono alzata nel cuore

della notte

in preda all’ansia e all’ispirazione.

E ho dipinto,

fasciata dal silenzio,

sulla parete che mi sta di fronte,

il mondo mio; lo stesso che ho lasciato

fuori.

È un prato verde baciato dall’orizzonte:

infinito; senza nessuna sponda…

… Senza nessun rimando.

Poi, sdraiata sulla mia branda,

ho atteso nuovamente l’alba:

sferragliar di chiavi,

imprecazioni,

brusii,

maledizioni.

Erano tutti suoni attesi,

per completare la mia composizione

Io, l’altro

Altro da te e altro per te,

come lo sei anche tu per me;

solo che non ci pensi.

E sono quello che definisci senza:

senza dimora

senza domicilio

senza relazioni

senza legami.

Io sono stato sbattuto

dentro questa vita;

e mai ricevuto, accolto, accompagnato.

Il male oscuro, quello che mi

attanaglia,

si chiama mancanza di legami.

Sono quei nessi, quei nodi,

quei collegamenti,

che a te permettono

di diventare umano:

sono attenzioni,

premura, fiducia,

riconoscimento, stima, affetto:

… sono carezze; sono… sorrisi.

 

Sono ricordi, qualche volta;

e qualche altra, lacrime e lamenti.

O anche imprecazioni,

mentre, avvolto dentro il mio cartone,

guardo su in cielo,

le stelle che mi fan soffitto…

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Le luci della città

Viste da quassù,

la casa dei casini, al lume di candela,

in questa notte oscura, con poche stelle

in cielo,

sembrano parlarmi …

Narrano di casa mia; quasi una ninna nanna,

che non addormenta il cuore.

Scorgo, attraverso il velo,

di lacrime silenti,

i visi dei mie cari, quello del mio bambino.

La strada che ho percorso,

è stata fin qui in salita …

… Forse sarà domani, o dopo domani ancora,

ma il giorno del mio riscatto,

mi attende laggiù è certo;

è mio convincimento.

Gioverebbe, ora, un the caldo;

un abbraccio consolatore … o anche …

una carezza.

Mi basta questa coperta; ruvida e opprimente.

Grigi e indigeribili, sono anche

i coinquilini.

Bestemmiano per il freddo;

bevono per riscaldarsi.

Siamo un’umanità dolente,

intenti a rosicchiar la vita.

La fiamma della speranza,

piccola lingua di fuoco,

qualcuno ce l’ha nel cuore,

qualche altro, … l’ha ormai smarrita.

Tunisi chiama il Cairo

È fuoco che divampa dal cuore.

È speranza che aleggia

dal cielo

e che nasce da vicoli stanchi, affamati

privati di senso e futuro…

 

… È richiesta di vita!

È desiderio vigoroso di poter finalmente

CONTARE.

Non esser più SUDDITI, ma CITTADINI

sovrani

 

È richiesta di assidersi al tavolo

dove serve Dignità,

Uguaglianza, Giustizia.

 

È domanda, richiesta, di rimettere

al centro ancora l’Uomo,

deponendo i potenti dai troni.

 

È un canto antico, eppure sempre

nuovo;

un canto di migliaia di giovani voci

represse, intimorite, zittite nel sangue,

ma non dome.

È un canto che ha nome

LIBERTÀ.

Voci

Martellano insistenti,

arrovellano la mente,

dipingono il mio

Volto:

di smorfie e di sorrisi.

Le mani le accarezzano;

le scacciano;

disputano afferrandole,

oppure le allontanano,

lasciandomi spossato.

Sono presenze scomode

che affollano i miei giorni;

son come pioggia insipida

raggi di sole smorto

guizzi di pesce viscido

morso di serpe infida.

… Poi mi accarezza il vuoto;

languido mi ristora

come fatal sorriso,

di dama a cavalier errante…

Dentro la mia armatura,

attendo nuovamente

il Drago…

... DAL GIAPPONE IL GIORNO DOPO

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NAUFRAGHI

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QUELLA LA'

C’è tanto disprezzo

dentro le tue parole,

quanta è la bramosia,

di possedermi adesso,

mentre mi passi a fianco,

con fare indifferente.

Lo leggo dentro

il tuo sguardo:

avido ed insolente.

Mi rubi con i tuoi occhi,

l’intimità del corpo

che sono costretta a vendere,

per trastullare i maschi,

viscidi come te.

Sono merce in bella mostra,

così vuole il mercato,

succosa e appariscente.

Ma dentro mi sento nuda,

spoglia, violata e triste.

Quanti comprano il corpo,

che ormai non mi appartiene,

bambini capricciosi;

uomini immaturi,

maschi perversi,

o soli…

Soli perché non amati

… oppure che non sanno amare,

credono di far l’amore…

Ancora non hanno appreso

che l’amore non si fa; si vive.

Ed io fingo; fingo per me

e per loro.

Ma è solo un grande imbroglio.

Morgana

La vita era a colori,

dentro il gruppo “dei pari”.

Tutto ci sorrideva,

in quel misto

di unità- complicità,

di confidenza,

di solidarietà,

che fuori non trovavamo.

Il cannone, scolpiva per noi

nuove parole:

linguaggio da iniziati,

levandoci paure e inibizioni;

“crescendoci” importanti;

… liberi.

 

Poi subentrasti tu,

fata Morgana infida

coi tuoi poteri magici…

le tue illusioni ottiche,

il gioco degli specchi,

i tuoi abbracci viscidi,

le tue promesse vane…

 

Mi trascinasti in fondo…

Precipitai all’inferno:

un tunnel scuro e vuoto

senza nessuna uscita.

 

Un Volto, (finalmente!),

mi ha tratto dal mio Ade;

un Volto su cui era scritto:

rispetto e amicizia.

Un Volto,

che mi ha chiamato “uomo”;

insegnandomi dignità.

I tanti Nessuno

Ci avevi pensati tutti artisti,

affidandoci per Madre la Terra,

comandandoci di reggerla con saggezza,

e poter con creare con te.

Rapiti dal nostro operare,

avremmo contemplato,

gioiosi,

il frutto del nostro lavoro,

potendo osservare anche noi,

fatta sera,

quanto tutto fosse bello;

molto bello e buono.

…………

Tutto abbiamo stravolto…

Del mondo abbiamo fatto un deserto;

una selva inospitale,

dove l’uomo non riconosce

l’altro uomo,

e il fratello uccide il fratello.

………

Il lavoro è diventato una merce;

una cosa tra tante…

non più l’opera capace di divinizzarci,

ospitandoci alla mensa comune

di fratelli,

fatti prossimo gli uni degli altri.

……………

Disoccupati, inoccupati, in cerca di lavoro…

sono dei tanti Nessuno.

Numeri fluttuanti di statistiche

fredde.

Quantità che non mostrano mai

i VOLTI;

né le lacrime amare,

disperate,

degli schiacciati dall’INUTILITÀ.

Eppure portano scritto,

nella identità di cittadini,

il DIRITTO di lavorare…

il DOVERE di svolgere una attività;

una funzione...

così da concorrere al progresso

materiale

spirituale

della famiglia a cui appartengono:

la SOCIETÀ.

Invece sono soltanto una merce;

un prodotto usa e getta…

dei morti viventi

derubati della loro dignità.

Sono moltitudine,

alla mercé di pochi famelici,

che ingrassano accumulando

profitti di sangue,

di genti non più sovrane…

Non possiamo più aspettare!

Rovesciamo questo mondo capovolto,

raddrizzandolo dalle sue fondamenta;

ridonandogli UMANITÀ.

Sierre

… capitale suisse du vin,

informa la guida,

a beneficio di turisti distratti…

spersi dentro le sue tante

bellezze

racchiuse in un abbraccio

di monti.
 

Oggi, no!

Oggi è capitale

di un dolore troppo grande…

persino per essere raccontato.
 

Le sue strade hanno visto scorrere

un vino diverso; vino rosso…

rubino.

Era sangue d’ innocenti strappati

alla vita nel pieno di un sogno…
 

Sogno immenso; fatto di infiniti colori

impastati alla vita adolescente,

di uccelli

non ancora preparati

a volare

CIE (Centri di identificazione ed espulsione)

Abbiamo una colpa

soltanto:

non essere nati

italiani…

Vi pare una buona

ragione,

per imporci queste

catene?

Per rinchiuderci,

quasi bestie feroci,

in spazi abitati dal

nulla?

Siamo approdati stremati

su un suolo giudicato

alleato compagno,

spinti solo da grande

speranza.

Fuggivamo da guerre

e miseria

alla ricerca di un approdo

sicuro…

Italia, culla del diritto!

Terra di migranti e di

Eroi.

Creatrice di civiltà…

financo casa del 

Papa,

ti sei rivelata… matrigna.

Di accoglienza e libertà

affamati,

pensavamo di incamminarci

su sentieri di vita…

Invece, abbiamo trovato

CATENE;

peggiori di quelle

lasciate…

Quanto ci state facendo,

Italiani, non è degno di

Voi.

Siamo numeri di una roulette

impazzita,

vuoti a perdere scagliati

nel vuoto.

Le nostre lacrime impietosiscono

i muri, di questi lager,

ma non arrivano

a voi.

Neppure arrivano i nostri

lamenti;

il nostro grido

di aiuto.

Un giorno dovrete arrossire

di VERGOGNA; un giorno,

ma sarà sempre tardi

per noi.

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