Piergiorgio Bortolotti
Scrivo per passione, con la segreta speranza di donare qualche momento piacevole o interessante a chi mi legge.
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Preghiera nuda

Un semplice sguardo stupito; un anelito che viene dal cuore, un grido di gioia oppure di dolore. Il sentire o il pensare che si fa talvolta parola, altre volte, resta muto… Ma Qualcuno mi ascolta: sempre. Ne sono certo, anche se non ricevo risposta; non sempre, e non come mi aspetto. L’Amore, però, comunica anche col silenzio. A me parla anche in quello…

Preghiera nuda

È vuota la casa

ove risuonano, ancora,

voci a me care.

È enorme

questo silenzio sospeso

come attesa senza respiro.

Ascolto

una risposta sperata,

ma è muto il telefono,

resta chiusa la porta

d’ingresso

Non voglio chiudere il cuore.

Veglierò nell’attesa

del giorno che viene

Tu, Signore,

dai speranza, se vuoi.

E donami sempre

e ancora di amare

Solitudine

Compagna fedele di giorni

passati,

sei tornata!

Nel silenzio

mi avvolge il tuo abbraccio…,

ora sei la signora

di casa.

Siedi accanto,

ma sei muta.

Il tuo volto è invecchiato;

eppure non è brutto,

come nei giorni passati,

quando,

tra la nebbia del pianto,

ti gridavo: non voglio!

Tu mi hai tolto gli affetti.

Li hai rubati per sempre?

Nel silenzio ripenso…;

piango un pianto sommesso.

All’Amore rivado,

a quello che ho sempre cercato:

desiderio

follia

ricerca  e tormento,

storia

speranza.

Ora mi guardi,

sorridi;

fai un cenno con gli occhi.

È  di Lui che sei ancella.

Lo capisco… qui dentro.

Mille presenze… il tuo volto

Luce,

caldo accogliente,

come carezza

che toglie il gelo di dosso

la sera.

Presenze vive,

affettuose,

che danno sicurezza.

Volti vicini,

eppur lontani,

ma nel ricordo vivi.

È dono partecipato

e ridonato ancora,

perché la vita si rinnovi,

ora.

Il tuo volto, Signore:

mille presenze.

Mille presenze:

il tuo volto, Signore.

Ed io bambino,

io cresciuto,

io finalmente libero.

E tu, mio Volto,

tu, mia Pace,

tu, mio Determinante,

che mai, mi sarà tolto.

Il volto visibile di Dio (passeggiando nei dintorni del mio paese)

Terra riarsa,

dimenticata,

come il sudore antico

che ti rese fertile,

nella pochezza del raccolto.

Zolle rinsecchite,

trascurate,

e qualche sperduto fiore

che annuncia primavera.

Io,

piccolo grumo di niente,

solitario,

a calpestar sentieri cancellati

persino nel ricordo

Silenzio,

pieno di voci amiche,

che si rincorrono in pensieri,

nitidi come l’alba.

Giorni pieni di vita,

di povertà vissuta

con dignità.

Vita chiassosa a volte;

tal altra,

più sonnacchiosa,

come i meriggi infiniti

dell’estate.

Ed io,

bambino taciturno

ed incantato,

di quel frusciar

di vita…

La Pace,

è questo silenzio palpabile…

È come carezza tenera;

presenza umana, qui,

del mio Dio.

Semplicemente uomo

Sono

uomo pauroso

piccolo

vile.

Eppure io non dispero,

perché mi sento amato,

da te, Signore,

per ciò che sono.

Ferito,

mi raccogli.

I graffi miei, tu li conosci:

i passi incerti,

i tentativi,

le mille cadute.

E se coerenza o eroismo,

io cerco,

tu non ne vedi…

Mi vedi con il vestito

fatto da te;

quello più bello:

mi vedi nudo.

Mentre tramonta il giorno,

avanzi felice;

fra i pruni mi hai trovato,

mi issi in spalla,

no, non perdermi più.

Dialogo (per la tragedia di Stava)

E’ passata la morte.

La nera signora

ha falciato ogni cosa:

silenzio assoluto,

pianto sommesso,

strazio nel cuore.

E’ passata la morte.

-Dov’eri, Signore,

quando stavamo per prender  ristoro,

finire il passeggio, terminare il lavoro?-

Avevamo negli occhi

i volti più cari

ed è passata la morte.

-Dov’eri, Signore,

quando il buio ci avvolse,

improvviso silenzio,

angoscia, terrore,

e a decine venimmo strappati,

travolti, rapiti?-

C’era sole là in cielo

ed è passata la morte.

-Dov’eri, tu, uomo,

quando distruggevi e inquinavi,

quando solo il profitto cercavi,

e il guadagno era il tuo solo tesoro?

Preparavi un sentiero fiorito

alla morte.

Dov’eri?

Perché solo ora ricordi e mi invochi?

Son sepolto anch’io  assieme a loro:

non è il fango a coprirmi,

ma il tuo grande egoismo.-

-Perdona… Signore; perdona!

Con-dividere

Dividere- con:

con te

con lui

con quelli fuori

e quelli dentro.

Far parti uguali,

al tavolo della fraternità.

Partecipare il pane

il companatico

il vino della gioia.

Spartire l’’amicizia

l’ affetto;

far storia assieme,

portando le fatiche spalla, spalla,

assieme alla speranza.

Nessuno sopra,

nessuno sotto.

Ognuno a fianco all’altro

e tu, Signore, in mezzo,

come ai banchetti

della tua vita.

Là dove ti confondevi

con peccatori noti

e prostitute,

manifestando,

del Padre tuo,

l’eterna grazia,

il volto ignoto,

d’ineffabile misericordia,

bontà sovrana.

Amore Dio

Dolcissimo Iddio,

Trinità beata,

insondabile mistero

di unità,

di varietà,

di amore!

Mia tenerezza sempre nuova

eppure antica;

infinitamente piccolo

Iddio!

In te mi posso perdere

e contenerti tutto.

Pensiero stupendo

che mi fa esistere,

che mi rinnova,

mi regge nella mano

e scruta,

fin nel profondo

intimo recesso.

A te mi affido,

o Accogliente

intimo

a me stesso

E tu ributtami

nel mondo,

per raccontare agli uomini

lo sconfinato Amore

che si fa

mendico,

per donar vita

ad ogni vita.

Pastore buono

Sperduto

ferito

timoroso

accasciato

morto.

Tu,

sulle mie tracce,

lungo sentieri

persi

tortuosi

inconcludenti.

In cuore,

nell’animo,

un sol pensiero:

riavermi vivo!

E poi

la gioia piena

del mio ritrovo,

la festa in cielo.

Ed io,

accoccolato

là sul tuo collo,

come piccolo d’uccello

dentro il suo

nido.

1 commento

Sabato santo

Silenzio

come coltre distesa

sul mondo:

Dio tace

ed è subito sera.

Sperduti

viandanti

dal passo

a rilento,

sostiamo

oranti:

il cuore

non palpita

più.

Non c’è luce,

né fiore,

che canti alla

vita,

né trillo

d’uccello

nel cielo,

ora immenso

lontano.

Nelle viscere

è nascosto

il Signore

ormai muto;

ha parlato il suo

amore

fino

all’ultimo

fiato.

Ora è seme

dentro il cuore

del mondo:

sboccerà

in un grido

di gioia,

di vita.

Desiderio di bene

È come polla d’ acqua pura di sorgente,

che saltella rumorosa,

birichina,

e fuori esce da anfratti

nascosti sotto terra.

 

È così il sentimento che mi muove

e dentro il cuore,

nel profondo, mi trascina,

alla ricerca del mio vivere

d’AMORE.

Fratello e figlio

Mi hai chiamato ad esserti fratello;

e figlio, anche,

assomigliando al Padre tuo.

Amando sempre,

amando senza posa;

amando tutti

e perdonando sempre.

Prima che sia richiesto;

come hai fatto tu…

con noi. Con tutti noi;

senza contraccambio.

E questa è vita; è vita piena -

hai detto- Vita che non finisce. Mai!

E’ luce che segna cammino certo,

come città sul monte;

luce di candelabro a illuminar la stanza.

…

Io però son piccolo;

fragile e insufficiente.

Io son poca cosa…

 

Se tu mi fai da guida,

se stai davanti a me,

allora, tutto sarà possibile;

… anche camminar sull’ acqua

… anche vincere la tempesta.

… Cadendo fra le tue braccia…

Rimorso

Sull’acqua

stagnate

del lago,

un’anatra

starnazza

da sola.

Sembra

un’eco

beffarda

al mio pianto.

Perdono

E’ cessato

il trambusto

di un giorno

villano.

Ora è sera,

e dentro,

il mio

canto,

è piano

umile

quieto.

E’ la pace

cercata,

silenzio soffuso,

perdono.

Fede

Accogliere dentro

la Vita;

un Dio fatto uomo,

prossimo,

a me famigliare.

E nell’amore,

io essere Dio,

perché figlio,

assieme

a tanti fratelli.

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