In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Che bella notizia sapere che il Figlio, dono del Padre, non è stato mandato nel mondo per condannarlo, ma perché sia salvato per mezzo suo. E come ci si salva? Dando adesione al Signore. Credere in lui, infatti, significa aderire al suo messaggio e a lui stesso, facendo opere degne dei figli di Dio. Il giudizio è già implicito nelle azioni che gli uomini compiono. Chi opera il bene non teme di farlo apertamente, alla luce del sole, non per mettersi in mostra, ma perché non ha paura e non teme nessuno . Chi, al contrario, opera il male tende a farlo nascostamente e magari pubblicamente si presenta con una faccia rispettabile dinanzi agli uomini, perché sa che corre il rischio di essere ripreso e criticato . Chi fa la verità, dice il Signore, viene verso la luce ; ecco una precisazione importante: la verità non è tanto una dottrina, ma un fare che porta chi agisce in questo modo a non nascondere il suo agire, perché tutti possano vedere che le sue opere sono state fatte in Dio e a lui sia resa gloria.








