Nessun regime, per quanto feroce e strutturato sia, potrà mai sopravvivere all'infinito prima di crollare. E il crollo sarà più scomposto quanto più si è retto sulla paura, la menzogna e la persecuzione.
All'apparenza, può sembrare impossibile che questo avvenga, ma se sappiamo leggere la storia con occhio critico, possiamo notare quanto sia vero. Riflettevo a tutto ciò in questi giorni drammatici, guardando a quanto accade in Iran. La repressione è davvero spietata, non da oggi soltanto, ma sono persuaso che alla fine avranno vinto la partita quelli che reclamano a gran voce libertà, democrazia e giustizia. Le tante persone ammazzate e imprigionate possono apparire dei perdenti, ma perdenti sono piuttosto coloro che si ostinano a non ascoltare il loro grido e tentano, inutilmente, di silenziare le loro voci, le loro speranze e le loro attese. Osservando i volti degli uccisi, che è possibile reperire in rete, io colgo nei loro sguardi orizzonti di futuro, cosa che è impossibile cogliere in coloro che detengono il potere e lo esercitano con pugno di ferro, magari rifacendosi a un volere divino pensato e immaginato a loro misura. La violenza peggiore è quella che si esercita in nome di Dio, presumendo di esserne gli interpreti migliori, più affidabili e sicuri. Quando si attribuisce a un Dio la volontà di nuocere alle persone, facendo loro del male e impedendo loro di poter vivere secondo coscienza, anzi, presumendo di sostituirsi alla coscienza del singolo per il ruolo ricoperto, gli studi fatti e la religiosità praticata, qualunque sia il credo a cui ci si riferisce, ci si oppone, lo si creda o meno, all'unica, a mio parere, volontà di Dio, per chi ci crede, di cui possiamo essere certi: il bene, la felicità delle persone. Se un Dio esiste, ed io credo esista, non può essere una brutta copia di noi esseri umani, con gli stessi nostri sentimenti di potenza, dominio e vendetta. Personalmente ho in stima e rispetto ogni credo religioso. Non ne approvo manifestazioni che contraddicono, calpestano e ostacolano l'umanizzazione delle persone, disprezzano i diritti umani e impongono divieti volti semplicemente ad accrescere e perpetuare il proprio potere su persone considerate sudditi ai quali è chiesta cieca ubbidienza. Il regime al potere in Iran lo considero un potere clerico - fascista che poco o nulla ha a che fare con la religione. Mi preoccupa però che in questa temperie si siano affacciati come avvoltoi le grandi potenze che, in nome del diritto internazionale, da loro tradito e disconosciuto, o della difesa del popolo oppresso dal regime, cose di cui non sono d'esempio in casa loro, vogliono metterci voce, e non solo la voce. C'è da augurarsi che non intervengano facendo precipitare ancor più la situazione. I popoli, anche quello iraniano, sanno liberarsi da soli dall'oppressione. Quello di cui hanno bisogno è della nostra fattiva solidarietà.
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