Piergiorgio Bortolotti
Scrivo per passione, con la segreta speranza di donare qualche momento piacevole o interessante a chi mi legge.
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Stagioni

Lo scorrere dei giorni, il passare degli anni e delle stagioni, concorre a comporre la sinfonia della nostra vita. Qualche volta vestiamo i panni di direttore d’orchestra; qualche altra, somigliamo a un unico strumento e, altre ancora, ci ritroviamo spettatori.

Torrente

Radici contorte;

limate dal tempo

e dai passi di molti,

ad indicare il cammino

del sentiero ritorto,

che sbocca su un ponte,

sospeso

nel vuoto.

Là in alto,

effluvio di luce

di un verde smeraldo,

che scende, e si frange,

tra massi possenti,

schiumando qui in basso

con voce di tuono.

La voce possente

sovrasta ogni cosa;

più oltre si perde,

si frange di luce,

brillando tra i sassi

che han color

di licheni.

Estasi

…e perdermi

dentro

il tuo sguardo

or divenuto

limpido,

come acqua

di ruscello

garrulo.

La grazia

del tuo volto

illumina,

lo sguardo mio

più tenero;

e ti trafigge

l’anima.

Abbandonati

all’ impeto

della passione,

fremono

i nostro corpi

all’unisono;

e poi giacciamo

estatici.

Amarti

Mi specchio nei tuoi occhi

e mi percuote un fremito,

che mi attraversa subito.

Abbandonato all’impeto,

dei baci tuoi più teneri,

traboccano i miei sensi,

come spumeggia il vino,

nei tini dell’autunno.

Sotto il mio corpo turgido,

tu ti modelli tutta.

Per me tu ti fai concava,

nido accogliente, umido.

Assieme dentro la nuvola,

di Fantasia  più fervida,

planiamo sopra prati:

vallate, colli, monti,

e poi cascate limpide;

fino a toccare il limite,

del desiderio puro.

Dentro, il tramonto or scende;

la pace è ormai raggiunta.

Ed è accogliente il perdersi,

in un abbraccio unico:

un corpo, un solo spirito;

un fiato, un sol pensiero.

Maternità

Cresceva ora, lentamente,

come si cresce il grano nella spiga,

quel grumo piccolo di vita,

che seminammo un giorno,

assieme,

nel tuo ventre;

come nasconde il seme dentro il solco,

l’autunno il contadino,

aspettando che  germogli a primavera.

E trasformavasi il tuo corpo giorno a giorno,

facendoti più bella;

di una bellezza nuova e misteriosa.

E dentro mutavamo anche noi due,

assieme alla creatura,

il cui volto ci era ignoto,

ma già amato tanto,

come il futuro nostro ancor sperato.

Io mi sentivo nuovo e forte molto,

accanto te che custodivi la sua vita,

come uno scrigno che racchiuda un gran tesoro.

…

Poi, venne al fine il giorno tanto atteso.

…

Fu con gran dolore per l’ evento,

che sbocciò, tra lacrime di gioia,

il tuo bambino

e figlio nostro.

 

Provai quel giorno un gran tormento,

accanto a te,

e una gran gioia.

Se ci ripenso, sento ancora, fremere di dentro,

la vita

come un grande sacramento.

Ode alla sigaretta

Mi pentirò,

lo so per certo,

chiedendo venia

a petto e cuore,

ma per intanto

continuerò a corteggiarti

come fai tu

a tutte le ore

È il tuo profumo

che mi risveglia,

dopo il caffè,

quando mi alzo

la mattina,

e  mi accompagna

per il giorno

fino a sera.

Tu sei suadente,

accattivante,

e sempre pronta

a dirmi si

in ogni frangente.

Non ti rifiuti mai,

non ti nascondi,

né accampi scuse

o tardi a farti viva

quando serve:

nel concitato attimo

immanente

od al contrario

pel beato attimo

fuggente.

In spire voluttuose

evanescenti,

avvolgi me,

il corpo mio,

e altra gente;

lasciandomi

con l’alito

ammorbante.

Silenzio

È come mare che increspa leggero

la sera;

come buio che sale dal suolo

e foggia la notte.

È giorno che si alza

al mattino;

stormire dolce

di fronde.

Sussurro portato

dal vento.

Parole d’amore,

approdate

all’orecchio.

Occhi che guardano dentro:

estatici, muti,

gioiosi.

Pace che narra

la vita

Sorridi

Sorridi!

Sorridi, qualche volta.

Sorridi al nuovo giorno,

digli che gli vuoi bene,

dillo con i tuoi occhi,

anche se san di pianto.

Ti guarderà diverso;

ti offrirà occasioni

per dirti che non è inutile

il camminare ancora.

Il mondo è così ferito!

Lo siamo tutti quanti,

sembriamo degli automi,

che corrono dietro il nulla.

Gente che si strattona,

si pigia, si sorpassa

Ciascuno pare di fretta

e corre a più non posso;

per arrivare prima:

prima del suo vicino,

prima del famigliare,

prima dell’amico…

… prima, per arrivare…

Tu, fermati, fa’ una pausa;

respira profondamente

Tu fermati e sorridi;

sorridi anche di te stesso.

Sorridi al passante ignaro.

Sorridi a chi ti incrocia.

Sorridi a chi ti saluta.

Sorridi a chi ti ignora.

Sorridi anche all’antipatico.

Sorridi al fiore muto,

alla rondine che stride in alto.

Sorridi alla terra e all’acqua,

sorridi al filo d’erba;

sorridi anche alla lumaca

Sorridi alle stelle in cielo;

dai loro la buona notte:

risponderà la luna,

e un’eco in fondo al cuore.

Domande

Martellano nel cuore

e anche nella testa.

Ci svegliano il mattino.

Ci seguono di notte

perfino dentro il letto:

non lasciano dormire.

Riguardano la vita;

gli affanni quotidiani;

il senso più profondo,

del nostro camminare.

Si intrecciano e si avvinghiano

parole,

invocazioni,

suppliche,

sussurri,

grida,

sorrisi,

lacrime,

che ci rimandano gli altri.

Quando si dipanano,

diventano racconto.

Assumono sembianze

che sono sempre umane.

Allora, si fanno luce;

talvolta.

Ma solo per un istante.

Però è quanto basta,

per continuare a vivere.

Kronos e Kairos

Titani nell’arena,

si affrontano in duello.

 

Kronos saltella, corre

È tutto un’agitazione.

Procede speditamente,

e non si volta indietro.

 

Kairos, quasi silente,

osserva;

vigila meditando.

 

La storia sospinge Kronos;

Kairos, la commenta e

Illustra.

Opčine

M’inebria profumo di tiglio,

stasera: intenso, quasi violento.

L’aria, non più immota,

mi accarezza leggera la pelle

Rosseggia il sole all’orizzonte,

ormai giunto al tramonto,

con bagliori di fuoco.

Disegna di nero

i contorni dei colli;

come schizzi di artista

affrettato,

mentre in cielo si addensano nubi

ferrigne,

che si apprestano a un pianto

dirotto.

S. Lorenzo

Notte ammaliante,

favola che torna a narrarsi,

dentro l’oscurità che mi avvolge,

come abbraccio cercato

troppo a lungo.

 

La volta del cielo ha miriadi di occhi

stasera;

guardano stupiti la terra.

E poi osservano incuriositi

questa scaglia di niente; perdonabile,

che son io.

 

Il soffitto del mondo ora lacrima

lassù,

in alto:

sono scintille di gioia

che attraversano l’aria immota,

disperdendosi tutt’attorno.

 

Cerchi silenziosi di vuoto

mi cadono addosso dall’alto,

e si frangono,

prima ancora di toccar suolo.

 

Una musica erompe da dentro:

suono d’archi leggeri.

Sussurra, fluttua danzando,

come nebbia al mattino

 

Chiudo gli occhi.

Assaporo la Pace.

Autunno

Dal velato nembo

lassù in alto,

piovono sottili, finissime lacrime,

e grondano, con le voci del mondo,

sulle foglie grigioverdi, color ruggine,

dei platani lungo il viale.

 

Inzuppano ombrelli, frettolosi passanti,

si adagiano leggere

sull’erba che par

morta.

 

Corrono, saltellano, allegre

sull’asfalto,

giocano a rimpiattino,

tra ruote un po’villane.

 

Rimandano all’orecchio

l’eco di mille voci:

alcune sono roche, altre addolorate;

qualcuna un poco garrula, altra è

stralunata.

 

È pianto del mondo intero,

di uomini sfiduciati;

di giorni faticosi,

di orizzonti negati,

 

… futuro che pare rapito, di grande

inumanità.

 

Un bimbo gioca pestando

l’acqua nella pozzanghera;

schizza chi gli sta attorno,

poi,

sorridendo felice, interroga con il suo sguardo:

Non vedete il sole nascosto?

E neppure l’arcobaleno?

L’uno e l’altro, sono dentro

di me.

Se non ora, quando?

Risuona di città in citta

un grido

che impegna a risposta

immediata: adesso!

Adesso, vogliamo cambiare!

Adesso, vogliamo serietà!

Adesso, vogliamo onestà!

… Adesso, non vogliamo trastulli;

pochezza di pensiero,

luccichii per imbonirci

come tonti.

Adesso, vogliamo dignità;

legalità e giustizia uguale per tutti.

Adesso vogliamo riappropriarci

di giorni fin troppo piegati

a interessi meschini;

di parte,

per poche persone.

Adesso, vogliamo contare,

sfrattando il Sultano dal trono

su cui si è installato

e tutti i suoi prosseneti.

Adesso, vogliamo un Paese

normale,

non più barzelletta del mondo,

e un futuro a cui affidare

speranze

e non più illusioni deformi.

Inazione

Non c’è vela, né vento,

nell’assonnato porto

del mio cuore.

Non c’è voce

ad incitare,

a riportarmi ancora

al largo,

sulle onde…

Come accadeva fino a ieri….

…

Sarà bonaccia ancora a lungo?

Attesa

Ancora non piangono,

i rami spogli,

agitati dalla brezza del mattino.

Le gemme faticano

a mostrarsi col sorriso

che il sole induce, a tratti,

annunciando nuove albe.

 

Il torrente rumoreggia,

ma giunge afono

più a valle,

dove incontra la corrente

che fa fiume…

 

Là, il vociare si confonde;

e nel flusso disinvolto,

che tutto quanto inghiotte,

si livella ogni acqua...

 

Non di meno è assetata

questa martoriata Italia…

Lo si avverte in ogni dove;

lo si coglie in ogni strato…

in ogni classe,

in ogni gruppo…

 

Cosa serve alla riscossa?

A una nuova primavera?

Il coraggio di osare;

… forse.

Forse manca la speranza…;

forse un sogno condiviso,

da sognare

ancora in tanti.

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