In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
È l'unione con il Signore che ci permette di realizzare quanto siamo chiamati a fare, a vivere, portando frutti di bene e non perché il Signore voglia sostituirsi a noi o agisca nei nostri confronti come una mamma chioccia, come accade da parte di certe madri che impediscono la crescita dei loro figli. Il nostro non essere in grado di fare nulla senza il Signore, io penso consista nel fatto che solo tenendo lo sguardo fisso su di lui siamo in grado di operare conformemente al suo Spirito. In altre parole, se è vero che ciascuno di noi è abilitato a compiere opere come quelle operate da Gesù e anche di maggiori, come afferma in altro brano del Vangelo , è altrettanto vero che lui rimane il modello a cui ispirarsi nella docilità allo Spirito e nel compiere la volontà del Padre. L'unione con il Signore è una necessità vitale, come lo è per il tralcio con la vite. La presunzione di bastare a noi stessi può sempre essere in agguato e spingerci a dimenticare che quando riusciamo a compiere frutti di bene, non sono frutti nostri, ma prolungamento di quell'amore del Signore che si esprime attraverso di noi. A noi non rimane che avere la massima apertura verso il suo amore; farci accoglienti perché possa fluire da noi verso i fratelli e verso ogni creatura.