In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a Gesù per ascoltarlo, ci narra il Vangelo odierno . Allora significa che quanto diceva trovava il loro vivo interesse; infatti, non ci si dispone all'ascolto di qualcuno che non susciti il nostro interesse, la nostra attenzione, la nostra curiosità. E quale fosse il senso del parlare di Gesù io credo che sia illustrato in maniera chiara da quanto dice in risposta alle mormorazioni dei benpensanti, dei farisei e degli scribi, vale a dire delle persone pie e religiosissime e degli istruiti in campo religioso. Loro mormorano perché hanno ben chiaro ciò che è bene e ciò che è male, ma soprattutto come si deve discriminare tra buoni e cattivi. Quanto dice loro Gesù e quanto di conseguenza dice a noi sono vere e proprie staffilate. Non nel senso di pedate inferte per far male, ma per aprire gli occhi su quale sia il vero volto del Padre, che non è un dio ragioniere intento a scrutare nei minimi dettagli l'agire degli uomini, ma un amante per il quale ciascuno di noi è un tesoro imperdibile sul quale si china con infinita bontà e misericordia quando ci capita di cadere, che va in cerca del peccatore quando si smarrisce e gioisce appena lo ritrova perché, ci spiega, come gioisce il pastore che ritrova la pecora smarrita e la donna che ritrova la sua moneta, così c'è più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. Noi, siamo capaci di gioire per chi rinasce a nuova vita o siamo incapaci di rallegrarci del bene degli altri?

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