Era una famiglia numerosa, ed a sua modo felice. Non vivevano nel lusso, proprio, no. E neanche nell’abbondanza, ad essere sinceri. Tutti vestivano come potevano. I più piccoli indossando i vestiti, tante volte consunti, dei fratelli più grandi, quando questi li smettevano perché erano troppo cresciuti. Tutti collaboravano dando una mano in casa oppure nei campi, quando era il momento. In quella famiglia non si conosceva la fame, ché anzi mangiavano anche più del dovuto e non poche volte si festeggiava, pur non avendone sempre motivo.
Se ne parla poco, o quantomeno sono in molti a non sapere del “male oscuro” di cui soffrono tanti reduci di guerra. Un male che divora dentro. Ora, è notizia di oggi, (agenzia Ansa), pare che in America per curare i reduci dall’Afghanistan, dopo averne tentate di vario genere, si siano affidati alle tragedie greche, incaricando una società di produzione di mettere in scena le opere del drammaturgo greco. Il contratto stipulato con la società in questione è di 3,7 milioni di dollari.
È sempre terribilmente brutto da vedere e angoscioso da vivere, il trovarsi spettatori o, nostro malgrado, coinvolti in episodi di violenza, quali quelli che le cronache di questi giorni portano alla ribalta (risse fra immigrati in piazza a Trento). È facile in simili frangenti, farsi prendere la mano da reazioni di tipo emotivo che ci portano a rispondere con la stessa moneta, invocando misure draconiane quale unico rimedio possibile.
Stando alle notizie di stampa, dovremmo aspettarci chissà quali novità a partire da domani, giornata di raduno a Pontida dei militanti della Lega, in attesa del verbo del loro leader, Bossi. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, cosa potrebbe dire il leader Massimo, di straordinario, che non abbia già detto in tutti questi anni? Nella migliore, si fa per dire, delle ipotesi, potrebbe venire l’annuncio di un disimpegno dal governo, con conseguente crisi e fine della legislatura.
Il quorum è stato raggiunto in questi referendum appena conclusi, e questa è certamente una bella notizia. Ancora non conosciamo i risultati dei vari quesiti, anche se le prime proiezioni fanno supporre una vittoria dei sì. Ma al di là del responso delle urne sui temi sottoposti a referendum, il fatto che una maggioranza qualificata di elettori abbia deciso di avvalersi dello strumento referendario per dire la propria su questioni importanti, quale erano quelle proposte, fa pensare che ci troviamo dinnanzi ad una svolta importante.
Festeggiare la nascita della nostra Repubblica, è qualcosa che mi coinvolge e mi riporta l’eco delle speranze che quell’avvenimento suscitò nel cuore di milioni d’italiani, in quell’ormai lontano 1946. All’indomani di una guerra disastrosa e di una lotta di liberazione che richiese molte vittime, sorse un’alba di speranza, resa possibile proprio grazie al sacrificio di migliaia di persone che ebbero il coraggio di credere in un futuro migliore, in tempi che certamente non si presentavano come favorevoli.
Ieri si è festeggiato, e giustamente, in tante piazze d’Italia, perché il voto amministrativo ha decretato il successo di candidati, programmi e liste che finalmente hanno avuto il coraggio di prospettare modi nuovi di fare politica. Il voto ha anche dimostrato che la gente non è poi così del tutto assuefatta all’esistente; anzi, che se davvero viene offerta un’alternativa credibile, è disponibile a fare credito ed accettare il cambiamento che gli si propone.
Non c’è dubbio, è una bella notizia, la cattura di Ratko Mladic. È difficile però sottrarsi all’idea che a determinarla non sia stata tanto la volontà di rendere giustizia alle migliaia di vittime di cui lui e i suoi uomini si sono resi responsabili, quanto calcoli di natura politica, convenienze che soltanto ora maturano. Tuttavia è legittimo rallegrarsi ugualmente per questo avvenimento, perché la sua cattura permette finalmente di scrivere una pagina nuova nel segno della giustizia.
È sempre un avvenimento, per me, e un gioia, poter, assieme a tante altre persone, presenziare alla festa dei Popoli che si tiene ormai da 12 anni a Trento. Mi rammarica constatare che purtroppo non è frequentatissima dai trentini, e neanche da religiosi e preti, benché promossa dall’Arcidiocesi di Trento, segno che su questo versante siamo tutti chiamati a riflettere e interrogarci. Eppure, mi viene spontaneo di pensare che, per quanti si dicono credenti, cristiani, senza voler assolutamente escludere tutti gli altri (ma poi chi sono i veri credenti?), motivi per sentirsi maggiormente coinvolti in tale festa, ne avremmo e anche più d’uno.
I recenti risultati alle elezioni amministrative indicano che cambiare si può. E già questa è una boccata di ossigeno per quanti non si sono rassegnati, lasciandosi prendere dallo sconforto per l’andamento delle sorti del nostro Paese, troppo spesso dipinto come imbalsamato, privo di capacità di reazione anche di fronte alle peggiori trovate di chi ci governa.
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