Puntualmente, ogni anno con l'inizio della "brutta" stagione, si torna a parlare di senza tetto, senza dimora, di accoglienza invernale e misure varie di intervento per soccorrere quanti, vivendo in strada, non possono contare su un rifugio al caldo, un letto in cui trascorrere la notte.

E non c'è anno in cui non si contino i morti tra questi scartati posti ai margini da una società che investe centinaia di milioni in attività e iniziative, le più disparate e tante volte inutili o dannose, ma che non sa offrire risposte di carattere sociale ed economico in grado di promuovere e salvaguardare nella loro dignità migliaia di persone che hanno l'unico torto di essere nate o essere finite a causa di rovesci nel corso della vita che possono capitare a chiunque, nella parte "sbagliata" del campo da gioco in cui si disputa la partita della vita. Una società di umani degna di questo nome dovrebbe sapersi fare carico della sofferenza causata dall'impoverimento; anzi, dovrebbe saperla prevenire. Al contrario, nonostante una legge fondamentale quale la nostra Costituzione contenga in sé i principi ai quali la legislazione corrente, il governo, le istituzioni preposte dovrebbero attenersi per operare in convergenza per la piena realizzazione di quei principi di giustizia ed equità sanciti, pare procedere in senso opposto e contraddittorio . Prevale in molti la convinzione che il " benessere " sia un privilegio riservato ai vincenti, non già un diritto di cui poter godere per tutti. Ecco allora che non è tanto insolito, dinanzi a tragedie che toccano "altri", come ad esempio i due morti di Trieste soffocati dal monossido di carbonio causato dall'incendio di un fornelletto acceso per riscaldarsi in uno di quei rifugi di fortuna nei quali trovano riparo quanti sono costretti in strada, che ci possano essere persone incapaci di indignarsi e istituzioni che continuino a latitare e non offrire soluzioni.

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