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POLITICA, SICUREZZA, AUTORITARISMO

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Ultima modifica Giovedì 12 Febbraio 2026 14:38
12 feb 2026
POLITICA, SICUREZZA, AUTORITARISMO
Scritto da Piergiorgio |
Letto 41 volte | Pubblicato in Il mio blog
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Un proverbio arabo afferma che la pioggia, pur essendo sempre la stessa, fa nascere spine nel pantano e fiori in un giardino. A me sembra che succeda qualcosa di simile anche in politica.

Sì, anche la politica, per certi aspetti, è sempre la stessa, nel senso che è, o dovrebbe essere, quella scienza e tecnica avente per oggetto la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica. Eppure anche la politica è in grado di produrre spine o fiori a seconda di come è pensata e praticata. Non è neutra la politica e i problemi che è chiamata a risolvere li affronta a partire da una visione della società e del mondo; ecco perché non c'è niente di meno vero che affermare che non c'è differenza tra destra e sinistra, anche se poi talvolta, purtroppo, nelle ricette che la politica partitica sforna di volta in volta, si fatica a scorgere differenze sostanziali. Forse perché, come affermava Agatha Christie, "Il mondo è pieno di brave persone che fanno cose cattive!" Ma anche senza scomodare la grande scrittrice britannica, è del tutto evidente che talune scelte che vengono fatte, se non alla cattiveria di chi le compie, sono da attribuire a ignoranza e cecità, oppure a mancanza di un'etica degna di questo nome, ma piuttosto a interessi di parte, convenienza e riscontro in termini di consenso facile. Quale altra spiegazione è possibile se non questa ai decreti sicurezza sfornati e in procinto di approvazione assieme a nuovi ddl (disegni di legge) volti a restringere i diritti di chi protesta e dei migranti attraverso provvedimenti chiaramente vessatori, polizieschi, di limitazione delle libertà? Il tutto in nome della sicurezza eletta a nume tutelare dello Stato ridiventato Nazione, dell' appartenenza alla stessa, non in quanto cittadini abitanti e soggiornanti su un determinato territorio, ma in quanto sudditi di una Patria della quale difendere i confini da presunte invasioni di alieni. E certamente nel caso dei migranti è indubbio che si tratta di alieni, intesi come persone che si segnalano per la propria diversità, come lo eravamo noi quando eravamo noi a emigrare, mossi dalle stesse motivazioni e con viaggi di fortuna che spesso si risolvevano in tragedie; tutte cose che abbiamo rimosso, dimenticato. È proprio la rimozione, probabilmente, che induce cattiveria in chi elabora, legifera e promuove determinati provvedimenti, nel vano tentativo, come insegna la psicanalisi, di respingere ed escludere dalla coscienza contenuti che potrebbero costituire fonte di angoscia e sensi di colpa. Costoro non possono non sapere che con le loro scelte legislative si rendono complici di chi sul traffico di migranti lucra grandemente, costringendoli a percorsi di morte, prigionia e sfruttamento o tragici naufragi. La nostra società si palesa, attraverso questi provvedimenti, come società mortifera. Si illude di essere generatrice di vita chiudendosi in se stessa, ma una società chiusa in se stessa è una società dal respiro corto e dalla vista annebbiata. Sappiamo bene che chi comanda ha tutto l'interesse a circondarsi di persone mediocri, perché a loro piace essere adulati. Questa è una ragione in più, per quanti non sono disposti a soggiacere alla manipolazione di chi vorrebbe far credere che è con la prepotenza, l'abuso di potere che si promuove il bene comune e si fa progredire un Paese, di opporsi con determinazione alle misure liberticide annunciate perché, come sosteneva Albert Einstein, il mondo può diventare un posto pericoloso non tanto o solo a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza fare nulla. È interesse di noi tutti difendere lo stato di diritto voluto da chi ci ha preceduto, a costo anche della vita, se non vogliamo risvegliarci un domani dentro l'incubo di uno Stato autoritario caratterizzato da arbitrio, assenza di limitazioni legali al potere, repressione e dove la volontà del governante prevale sulle norme giuridiche.

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