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06 ott 2021
INASCOLTATI
Scritto da Piergiorgio |
Letto 190 volte | Pubblicato in Il mio blog
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Paradossalmente, ma non tanto, ciò che colpisce ancora di più, nella vicenda della terribile realtà emersa dall’indagine sugli abusi nei confronti di minori in Francia da parte di esponenti del clero e religiosi,

è che le vittime di quegli abusi, come afferma Jean-Marc Sauvé, presidente della commissione Ciase, non siano state credute fino all'inizio degli anni 2000.Che verso di loro ci sia stata un'indifferenza profonda, e anche crudele”. Non basterà chiedere perdono; bisognerà anche riparare per quanto possibile al male fatto e poi cambiare in profondità perché simili nefandezze non abbiano mai più a ripetersi. La Chiesa, ma anche tutti noi che della stessa facciamo parte ne usciamo con le ossa rotte. Come è potuto accadere? E in Italia, siamo sicuri che il fenomeno sia stato adeguatamente indagato e che non si nascondano anche da noi realtà non sufficientemente analizzate? Il fenomeno degli abusi in ambito ecclesiale troppo spesso è stato volutamente sottaciuto e dello stesso non si può dire che siano responsabili soltanto gli autori, ma anche quanti ne erano a conoscenza e per pavidità, disinteresse, quieto vivere non hanno saputo alzare la voce e denunciare, complice un male inteso senso di rispetto, di devozione verso i preti ritenuti e considerati, a prescindere, al di sopra di ogni sospetto. Ma in gioco è anche la loro preparazione e il discernimento dei candidati al ministero o alla vita consacrata. Qui il discorso sarebbe piuttosto lungo ma non c’è dubbio che sovente si presentino e si siano presentati come vocati al ministero presbiterale o alla vita religiosa persone non sufficientemente mature dal punto di vista umano, psicologico e affettivo, che per le ragioni più disparate non sono state adeguatamente vagliate. È ben vero che la maturità in ogni campo la si raggiunge per gradi e che tutti siamo peccatori, però non è questo il tema. C’è una gran differenza tra peccato e reato e se quest’ultimo può essere anche peccato, quando il peccato riveste anche profili di reato, la prevenzione deve essere ancora più ferma, più decisa. Non si può in nessun modo transigere. C’è da augurarsi che la Chiesa, tutta, da questa tempesta ne esca rinnovata nel profondo e che abbia il coraggio di mettere in discussione pure modelli di minsterialità datati, sapendo trovare strade nuove, all’altezza dei tempi, che la declerizzazione invocata da papa Francesco imbocchi la strada auspicata e che pure i laici possano finalmente avere voce in capitolo, non per finta ma realmente, sulla designazione dei propri pastori.

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